mercoledì 10 luglio 2013

Mutui: cresce la fetta di quelli per seconda casa

Mutui: cresce la fetta di quelli per seconda casa

mercoledì 10 luglio 2013
   
Importo concesso scende però del 18,6% a un loan to value del 47%
In un periodo in cui il mercato dei mutui conosce cali a doppie cifre, parlare di seconde case sembra quasi anacronistico. Ciononostante, il mercato delle case vacanze e di quelle da mettere a reddito tiene ancora, seppur con numeri ridotti rispetto al passato. A dirlo è un’indagine svolta da Mutui.it in collaborazione con Facile.it, secondo cui i mutui per la seconda casa sono passati in un anno dal 4 al 6 per cento del totale di finanziamenti erogati.
L’analisi ha messo a confronto il numero di erogazioni di mutui nel periodo gennaio-giugno 2013 con quelle del primo semestre del 2012, evidenziando come anche i mutui per l’acquisto della seconda casa vedano una riduzione tanto dell’importo richiesto quanto del valore erogato. L’importo medio che si cerca di ottenere si ferma a 125.000 euro, il 10% in meno rispetto al 2012, mentre il valore concesso mediamente dalle banche scende a soli 98.000 euro, il 18,6% in meno. Il mutuo accordato dalle banche andrà a coprire una percentuale che non arriva nemmeno alla metà del valore dell’immobile: illoan to value si ferma al 47% contro il 51% di un anno fa. Dalle cifre si può anche capire che gli immobili acquistati non sono considerabili di lusso: il valore medio delle proprietà si è contratto in un anno del 9%, confermando la tendenza a investire in immobili di medio livello.

lunedì 8 luglio 2013

Certificatore energetico, i requisiti e le procedure per diventarlo

Certificatore energetico, i requisiti e le procedure per diventarlo

Dpr 75/2013 in vigore dal 12 luglio: titoli di studio, abilitazione alla progettazione di edifici e impianti, corso di 64 ore


08/07/2013 - Il 12 luglio entrerà in vigore il regolamento sui requisiti professionali dei soggetti abilitati alla certificazione energetica degli edifici e quindi al rilascio del nuovo attestato di prestazione energetica (APE).
Certificatore energetico, i requisiti e le procedure per diventarlo


Con questo regolamento (Dpr 75/2013) si completa il quadro della normativa nazionale in materia di certificazione energetica degli edifici e si definisce la figura del certificatore energetico.

La certificazione è competenza esclusiva di un tecnico abilitato che può operare da solo (libero professionista o associato) o alle dipendenze di:

- enti pubblici e gli organismi di diritto pubblico che operano nel settore dell’energia e dell’edilizia;
- organismi pubblici e privati d’ispezione nel settore delle costruzioni edili, delle opere di ingegneria civile e di impiantistica, accreditati presso l’organismo nazionale o un suo equivalente europeo;
- società di servizi energetici (Esco).

Possono svolgere l'attività di certificatore i tecnici laureati iningegneria, architettura, agraria scienze forestalioppure quelli con diploma industriale, di geometra, o di perito agrario.

I tecnici devono essere iscritti ad un ordine o collegio professionale e abilitati alla progettazione di edifici ed impianti asserviti agli edifici stessi, nell’ambito delle specifiche competenze a esso attribuite dalla legislazione vigente.

Qualora il tecnico non sia competente in tutti i campi sopra citati può operare in collaborazione con un altro tecnico abilitato in modo che il gruppo costituito copra tutti gli ambiti professionali per i quali è richiesta la competenza. Si costituisce così un gruppo di certificatori energetici.

In alternativa, il tecnico può decidere di frequentare uno specifico corso di formazione della durata minima di 64 ore sulla certificazione energetica degli edificial termine del quale, dopo il superamento di un esame finale, diventa certificatore energetico.

Il corso di formazione è obbligatorio, invece, per tutti i tecnici non abilitati alla progettazione di edifici ed impianti e per quelli in possesso di lauree e diplomi tecnici diversi dai precedenti (es. laurea in fisica, ingegneria informatica, biomedica e scienze della natura, oppure diplomi in elettronica, grafica o telecomunicazioni). Al termine del corso, anche queste figure professionali diventeranno certificatori energetici.

Guarda lo schema e verifica se possiedi i requisiti di un certificatore energetico!

Il certificatore energetico dovrà assicurare indipendenza e imparzialità di giudizio dichiarando nell'APE il non coinvolgimento diretto o indiretto nel processo di progettazione e realizzazione dell’edificio da certificare.

Il requisito di terzietà dovrà essere garantito anche rispetto ai vantaggi che possono derivare dai rapporti col committente che, in ogni caso, non potrà essere nè un coniuge nè un parente fino al quarto grado. Alla dichiarazione, dunque, si aggiunge l’elemento della parentela, non specificato dal precedente riferimento normativo in materia di servizi energetici (Dlgs 115/2008).

Le disposizioni del Dpr 75/2013 si applicano per le regioni e le province autonome che non abbiano ancora adottato propri provvedimenti in materia di certificazione energetica degli edifici. Le regioni e le province con norme proprie, invece, dovranno adottare misure per favorire un graduale avvicinamento alle prescrizioni del regolamento nazionale.

Il decreto non fornisce indicazioni sui certificatori energetici già abilitati ai sensi della normativa nazionale e che già svolgono l'attività. 
Fonte : Edilportale.com

«Verbale d'affitto» utile contro le brutte sorprese a fine contratto

«Verbale d'affitto» utile contro le brutte sorprese a fine contratto


Di Dario Aquaro
Le garanzie di un contratto di locazione turistica in regola sono reciproche, quindi a tutela anche del proprietario. A premere sulla correttezza non è solo la possibile nullità di un accordo verbale (a chi conviene ricorrere in tribunale per l'affitto di una settimana o due?); né le sanzioni fiscali che seguono la mancata registrazione di un contratto superiore ai 30 giorni. È soprattutto una questione di buon senso, senza contare che incidenti come l'incendio dell'immobile o il furto degli arredi farebbero comunque emergere l'irregolarità del contratto.
Ragionando per casi estremi, in assenza di un contratto scritto e una data termine definita, l'inquilino potrebbe ad esempio continuare a occupare la casa oltre quel che si è pattuito con la "stretta di mano", affermando che in realtà l'immobile gli è stato affittato come residenza principale. Certo sarà poi il giudice ad accertare se quello della locazione stagionale è un contratto simulato, ma a tal proposito il proprietario deve evitare i rinnovi automatici che consentano di prolungare la permanenza del conduttore, e per la stessa ragione è meglio non prevedere aggiornamenti periodici del canone. Il verbale di consegna, da compilare con cura, agisce poi a difesa degli arredi e dello stato di manutenzione di pavimenti, porte, finestre, impianti. Non è infatti insolito ritrovarsi qualche "sorpresa" alla fine del periodo di affitto. Nel contratto bisognerebbe però specificare se gli impianti sono a norma. Se non lo sono, dovrebbe esser richiesta una precisa liberatoria all'inquilino: che però, in caso di incidenti, non metterebbe totalmente il locatore al riparo da responsabilità.
Fonte : Casa24Plus

I prestiti? 1 su 5 per auto usata o ristrutturazione della casa

I prestiti? 1 su 5 per auto usata o ristrutturazione della casa

lunedì 8 luglio 2013
Il 21% dei prestiti è invece richiesto per esigenze di liquidità
L’Osservatorio sul mercato italiano del prestiti realizzato da PrestitiOnline.it, sito di comparazione di prodotti al consumo che fa capo al gruppo MutuiOnline, afferma oggi che nei primi sei mesi dell’anno circa il 21% dei prestiti è stato richiesto per liquidità, il 20% circa per l’acquisto di un’auto usata o per la ristrutturazione della casa (anche se le due rischieste non solo correlate). Solo l’1,4% ha fatto richiesta per hobby personali o vacanze. La durata piu’ richiesta di finanziamenti è di 84 mesi (oltre il 22% dei richiedenti) e di 60 mesi (oltre il 20%) e l’importo medio dei prestiti erogati si attesta a 10.878 euro, in leggero aumento rispetto all’ultimo semestre del 2012. L’osservatorio evidenzia inoltre che quasi il 30% dei prestiti erogati ha un importo compreso tra i 5.000 e i 10.000 euro, la richiesta/erogazione per le diverse aree geografiche e’ in linea con le precedenti rilevazioni e si attestano intorno al 42% per il Nord, oltre il 37% per il Sud e le Isole e oltre il 20% per il Centro.

Per diminuire le bollette serve una vera concorrenza

Composition chauffage et climatisation



Contro il “carobollette” secondo Legambiente è necessario vigilare contro il rischio di cartelli sui prezzi. Necessaria una vera concorrenza nel mercato elettrico.

In effetti, continuano anomalie nella borsa elettrica, che si possono spiegare solo con un accordo tra produttori per far risalire il prezzo nelle ore serali e recuperare i guadagni che il fotovoltaico sta ogni giorno di più erodendo. È un dato di fatto: i 16 GW di fotovoltaico installati stanno facendo sentire fortemente il loro peso soprattutto al picco della domanda elettrica (e del costo alla borsa), ossia dopo le 11 di mattina, producendo energia dal sole a costo zero.
La conseguenza è che questo picco nella borsa elettrica non esiste più, perché si è ridotta la domanda di energia da centrali termoelettriche, mentre si sta verificando un clamoroso aumento di sera, verso le 18-20, senza una spiegazione logica. O meglio, secondo Legambiente una spiegazione ci sarebbe: i produttori da fonti convenzionali si rifanno dei mancati guadagni, mettendosi d’accordo sugli aumenti.
Non si può accettare che per questi problemi delle aziende a pagare siano i consumatori.
Inoltre (come sostiene il più volte citato dossier di Legambiente), se si vuole ridurre la bolletta elettrica è bene che Ministeri e Autorità accendano i riflettori su quanto sta succedendo nei pompaggi degli impianti idroelettrici. Perché incredibilmente anno dopo anno se ne sta riducendo l’uso, quando sono un eccellente sistema di accumulo dell’energia elettrica, per utilizzarlo nelle ore di punta.
L’impressione è che lo scarso utilizzo dipenda dagli interessi di chi li gestisce in concessione che non vuole fare concorrenza, con un proprio impianto da fonte rinnovabile, ai propri impianti da fonti fossili.
E a proposito di mercato e di concorrenza, non è con sussidi mascherati che si affronta il tema della flessibilità necessaria nella gestione di un sistema dove è così forte il ruolo delle fonti rinnovabili (e quindi con sbalzi nella produzione e bisogno di centrali di “riserva”). Occorrono criteri trasparenti per garantire questa riserva attraverso gli impianti più efficienti e in grado di rispondere a queste esigenze, scelti attraverso gare trasparenti.
La strada più lungimirante per superare la crisi che stanno vivendo gli impianti a gas a ciclo combinato (schiacciati tra fonti rinnovabili e i più economici e inquinanti impianti a carbone) è quella che passa per una tassazione che spinga innovazione e concorrenza nell’offerta elettrica, premiando l’efficienza in termini di emissioni di CO2.
In Italia l’introduzione di una carbon tax sulla produzione termoelettrica permetterebbe di spingere questa prospettiva, attraverso un intervento sull’accisa da differenziare sulla base delle emissioni di CO2 prodotte dagli impianti.
Una politica di questo tipo permetterebbe di premiare le produzioni più efficienti (come le centrali a gas a discapito di quelle a carbone o a olio combustibile) generando nuove risorse.
a cura di Anna Carbone
Fonte : Attico.it

venerdì 5 luglio 2013

Caro mutui, l’Adusbef denuncia le banche italiane all’UE

Caro mutui, l’Adusbef denuncia le banche italiane all’UE






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In Italia un mutuo costa troppo di più che nel resto d’Europa: l’Adusbef ricorre alla Corte di Giustizia Europea.


Chi ha acceso un mutuo in Italia spende davvero molto di più che gli altri cittadini dell'Unione Europea: secondo le rilevazioni dell'Adusbef, tra le più agguerrite associazioni dei consumatori, per 100.000 di mutuo i costi sono più alti di ben 23.000 euro per i mutuatari italiani rispetto alla media europea; per questo motivo l'Adusbef si è rivolta alla Corte di Giustizia Europea con la motivazione di "condotte lesive dei diritti e degli interessi dei consumatori italiani".
L'accusa che è giunta a Michel Barnier, il commissario Europeo dei Servizi Finanziari, è molto chiara e dettagliata: l'Adusbef afferma che la presunta stabilità del sistema bancario italiano in realtà fa spendere, nel globale, tra i cinque ed i sette miliardi di oneri diretti ed indiretti ai consumatori; in particolare, per quel che riguarda i mutui, si rileva che se in Italia itassi di interesse medi sono scesi dello 0,46% in tre anni (dal 4,92% del 2010 al 4,46% del 2013), in Europa invece il calo è stato dello 0,92% (dal 4,26% al 3,34%): dunque i mutui qui hanno tassi di interesse in media più alti dell'1,12%.
I calcoli dell'Adusbef sono molto precisi e proseguono poi con un confronto diretto: per unmutuo da 100.000 euro con rimborso trentennale la rata mensile media in Italia è di 504 euro, mentre negli altri paesi UE è di 440 euro, portando la differenza annua a 768 euro e dunque a ben 23.040 euro totali da pagare in più per tutto il finanziamento; per un mutuo sempre da 100.000 euro ma ventennale, si pagano in Italia quasi 14.000 in più.
Queste le parole di Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef: "La differenza è da ricondursi all'omessa concorrenza e alla mancata vigilanza di Bankitalia sulle banche, con le quali va a braccetto".
Fonte : SuperMoney

Bonus mobili, i pagamenti vanno eseguiti mediante bonifico

Bonus mobili, i pagamenti vanno eseguiti mediante bonifico

Le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate sulla detrazione fiscale del 50% per l’acquisto di arredi destinati agli immobili ristrutturati

 

05/07/2013 - Eseguire i pagamenti con bonifici bancari o postali, come per le ristrutturazioni, indicando causale del versamento, codice fiscale del beneficiario della detrazione e partita Iva o codice fiscale del destinatario del bonifico.
Bonus mobili, i pagamenti vanno eseguiti mediante bonifico


Sono queste le prime indicazioni dell’Agenzia delle Entrate sul ‘bonus mobili’, la detrazione Irpef del 50%, per l’acquisto di arredi destinati agli immobili oggetto di una ristrutturazione effettuata tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2013.

Si tratta - spiega la nota dell’Agenzia - di prime indicazioni sulle modalità di esecuzione dei pagamenti, fornite ai contribuenti in attesa di conoscere l’esatto contenuto dell’articolo 16 del DL 63/2013 che risulterà dalla conversione in legge del decreto, attualmente all’esame del Parlamento.

Con successive comunicazioni - conclude l’Agenzia - saranno forniti ulteriori chiarimenti sull’applicazione dell’agevolazione.

Ricordiamo che il ddl di conversione del DL 63/2013 approvato dal Senato contiene l’estensione del bonus del 50% ai grandi elettrodomestici (frigoriferi, forni, lavatrici, lavastoviglie, ecc.), sia free standing che da incasso, di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), che si aggiungono ai mobili, sempre a condizione che siano destinati ad un immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione si applicherà ad una spesa massima di 10.000 euro (max 5.000 euro di bonus) per mobili + elettrodomestici, e sarà restituita in dieci anni. L’importo di 10.000 euro andrà ad aggiungersi al tetto di spesa di 96.000 euro, previsto per per i lavori di ristrutturazione edilizia. Il tetto di spesa complessivo salirà quindi a 106.000 euro .

Le modifiche che il Parlamento sta apportando in questa fase diventeranno operative solo dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del DL 63/2013.

Quindi, il bonus mobili si applica alle spese per l'acquisto di mobili sostenute tra il 6 giugno 2013 (data di entrata in vigore del DL 63/2013) e il 31 dicembre 2013, nell’ambito di una ristrutturazione edilizia, mentre la detrazione delle spese per gli elettrodomestici scatterà solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del DL 63/2013, che conterrà la modifica.
Fonte : EdilPortale.com