venerdì 4 ottobre 2013

Mutui agevolati per i giovani: ecco i requisiti per ottenerli

Mutui agevolati per i giovani: ecco i requisiti per ottenerli

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Mutui agevolati per i giovani per l'acquisto della prima casa: ecco i requisiti per ottenerli.

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Mutui agevolati per giovani ìunder 35Mutui agevolati per i giovani: come accedere a questi prestiti
La grave e prolungata recessione economica ha messo in difficoltà le famiglie e i giovani italiani che non riescono ad arrivare a fine mese e, per sostenere i consumatori, gli Istituti di credito hanno realizzato alcuni prodotti finanziari per agevolare i giovani nella concessione deimutui, come la sospensione del pagamento della rata del mutuo fino a 18 mesi, nei casi di sopravvenuta disoccupazione o di malattia grave o handicap.
Il governo Letta in merito al Piano casa ha stanziato finanziamenti in grado di far crescere ilmercato immobiliare del 3-5%, purtroppo le associazioni dei consumatori e gli Istituti bancari sostengono che i fondi varati dal governo potrebbero non essere sufficienti per rilanciare il settore immobiliare.
Ad ogni modo i dati Bankitalia mostrano che nell'ultimo periodo i mutui sono molto convenienti per i giovani e le famiglie italiane, infatti, i tassi medi sui mutui casa sono scesi sotto la soglia del 3%, toccando la soglia record del 2,97%.
Dunque accedere a un finanziamento per l'acquisto della prima casa, sembra essere piuttosto vantaggioso rispetto all'anno scorso e per risparmiare bisogna orientarsi tra l'importo, il tipo di tasso e il taeg, il tasso annuo effettivo globale, sceso a ottobre 2013 al3,10%.
Secondo le stime del Ministero delle Infrastrutture, i finanziamenti stanziati e la costruzione dei nuovi alloggi attiveranno investimenti per due miliardi, ma per accedere ai mutui agevolati messi a disposizione dalle banche, i giovani devono avere queste prerogative: non avere un lavoro fisso, avere meno di 35 anni di età, e un reddito Isee minore di 40 mila euro.
Fonte : SuperMoney

Barriere architettoniche, per eliminarle non serve il permesso di costruire

Barriere architettoniche, per eliminarle non serve il permesso di costruire

Cassazione: lavori realizzabili con Scia o in edilizia libera a seconda della loro entità

 

04/10/2013 - Per eliminare le barriere architettoniche non è necessario il permesso di costruire. I lavori, in base alla loro entità, possono richiedere solo la Scia o rientrare tra gli interventi di edilizia libera.
Barriere architettoniche, per eliminarle non serve il permesso di costruire

A fare chiarezza sulla questione è stata la Cassazione con la sentenza 38360 del 18 settembre scorso.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, una ditta aveva realizzato, senza permesso di costruire, una rampa per l’accesso dei disabili sul lato di un fabbricato di sua proprietà, ma il Tribunale ordinario ne aveva ordinato la demolizione considerandola opera abusiva.

A detta degli interessati, invece, il Tribunale non aveva preso in considerazione la normativa in base alla quale il disabile avrebbe il diritto all’eliminazione delle barriere architettoniche e gli dovrebbe essere assicurato l’accesso agli edifici. A dispetto di questa considerazione, il Consiglio comunale aveva invece deliberato nel senso di non adottare la variante allo strumento urbanistico necessaria per la realizzazione dell’intervento.

La Cassazione ha spiegato che le opere funzionali all’eliminazione delle barriere architettoniche sono quelle tecnicamente necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati. Non rientrano invece in questo gruppo le opere dirette alla migliore fruibilità dell’edificio e alla maggiore comodità dei residenti.

Nel caso in cui si accerti che le opere sono destinate all’effettiva eliminazione delle barriere architettoniche, bisogna valutarne l’entità e le caratteristiche per capire come procedere.

Se non comportano la realizzazione di rampe, di ascensori esterni o di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio rientrano tra le attività di edilizia libera.

In caso contrario, sarà sufficiente presentare la Dia (sostituita dalla Scia) e quindi iniziare i lavori nello stesso giorno in cui si consegna l’istanza.
Fonte : EdilPortale.com

Spending Review, tutte le misure che evitano l’aumento dell’Iva

Spending Review, tutte le misure che evitano l’aumento dell’Iva

Dalla razionalizzazione della spesa risparmi per 26 miliardi che mantengono ferma l’imposta per 2012 e primo trimestre del 2013


10/07/2012 - Proseguono le iniziative per la razionalizzazione della spesa pubblica. Dopo la pubblicazione della Legge 94/2012, che ha convertito il primo decreto sulla spending review, contenente semplificazioni sul Durc, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DL 95/2012, che mette in campo una serie di misure grazie alle quali dovrebbe essere evitate l’aumento dell’Iva fino al secondo trimestre del 2013.
Spending Review, tutte le misure che evitano l’aumento dell’Iva

Riconoscimento edifici rurali
Con il Dl 95/2012 slitta ancora, fino al 30 settembre, il termine per il riconoscimento del requisito di ruralità degli immobili appartenenti all’azienda agricola, utile ad evitare il pagamento dell’Ici riferita al 2011. L’ultima proroga aveva spostato al 2 luglio la deadline per la presentazione delle domande (Leggi Tutto).

Centrali di committenza
In base alla nuova norma, sono nulli i contratti stipulati con strumenti d’acquisto diversi da quelli messi a disposizione dalla Consip. Sono invece fatti salvi i contratti stipulati tramite centrali di committenza che prevedono condizioni più favorevoli per la Pubblica Amministrazione. Tramite la Consip è inoltre istituito un albo delle centrali di committenza, che consente lo scambio di informazioni in tempo reale.

L’Agenzia del Demanio opera come centrale di committenza che stipula accordi quadro per la manutenzione dei beni immobili dello Stato o di terzi, ma usati dalla Pubblica Amministrazione. Un’impostazione che dovrebbe consentire l’accantonamento di risparmi da destinare all’acquisto di nuovi immobili.

Società pubbliche in house
Il decreto prevede il divieto di inserimento di clausole arbitrali nei contratti di servizio. Dal primo gennaio 2014, inoltre, l’affidamento diretto sarà ammesso solo nei confronti di società a capitale interamente pubblico e per valori del bene o del servizio da affidare minore di 200 mila euro.

Razionalizzazione del patrimonio pubblico
Per consentire un taglio delle spese, oltre alla ricognizione del patrimonio pubblico e alla riduzione degli spazi destinati ad uffici ed archivi, sarà avviata la vendita degli alloggi di servizio appartenenti al Ministero delle Difesa.

I risparmi attesi
Come si legge nella relazione del decreto, le misure dovrebbero implicare un risparmio di 4.5 miliardi per il 2012, 10.5 miliardi nel 2013 e 11 miliardi per il 2014. In questo modo sarà evitato l’aumento di due punti percentuali dell’Iva sia per la fine del 2012 sia per il primo trimestre del 2013.

Le misure già intraprese
Il DL 95/2012 segue la scia della Legge 94/2012, già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che tra le varie misure per la razionalizzazione della spesa e la semplificazione ha stabilito che il Durc possa essere rilasciato anche compensando i debiti contributivi con i crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, quindi in presenza di una certificazione che attesti la sussistenza e l'importo di crediti certi, liquidi ed esigibili vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni di importo almeno pari ai versamenti contributivi accertati e non ancora versati.
Fonte : EdilPortale.com

Entrate, scovate 492 mila case fantasma. Rendite per 288 mln

Entrate, scovate 492 mila case fantasma. Rendite per 288 mln

Entrate, scovate 492 mila case fantasma. Rendite per 288 mln

Conclusa l'operazione «case fantasma» con l'attribuzione a più di 492 mila immobili di una rendita presunta complessiva di 288 milioni di euro. Questo, ha fatto sapere l’Agenzia delle entrate, è il risultato dell'ultima fase della complessa attività di controllo sui fabbricati sconosciuti al catasto, che ha fatto emergere, su più di 2,2 milioni di particelle del catasto terreni, oltre 1,2 milioni di unità immobiliari urbane non censite nella base-dati catastale. L'operazione di regolarizzazione delle case sconosciute al catasto è stata realizzata grazie all'incrocio delle mappe catastali con le immagini aeree rese disponibili dall'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) per avvistare così i fabbricati presenti sul territorio ma non nelle banche dati catastali.
Fonte ItaliaOggi

A rischio incidenti 600mila ascensori

A rischio incidenti 600mila ascensori


di Dario Aquaro
Il mezzo di trasporto più usato al mondo è in media anche il meno ammodernato. Ci facciamo forse poco caso perché abbiamo l'abitudine di impiegarlo di fretta, dimenticando quasi sia una struttura che richiede cura, manutenzione, sicurezza. Su quasi un milione di ascensori in servizio in Italia, circa il 40% (400mila) ha più di 30 anni e almeno il 60% non è dotato delle più recenti tecnologie in materia, garanzia di un miglior livello di affidabilità.
La denuncia arriva da AssoAscensori, associazione dell'industria italiana di settore aderente ad Anie Confidustria, e porta anche le cifre degli infortuni dovuti al crescente invecchiamento dei mezzi in funzione: lo scorso anno gli incidenti a utenti e addetti ai lavori di ascensori e scale mobili sono stati oltre 1.300, alcuni con conseguenze gravi o addirittura mortali. Il 73% degli incidenti riguarda in particolare gli ascensori. Quali le cause? Un terzo degli infortuni denunciati in Europa ogni anno sono originati dalla presenza di dislivello, dall'imprecisione di arresto al piano; segue l'urto con le porte, che colpisce soprattutto le persone anziane; e l'intrappolamento in cabina, che comporta gravi conseguenze a cardiopatici o claustrofobici. Gli incidenti agli utenti restano elevati - segnalano gli industriali - mentre nel corso degli anni quelli agli addetti del settore si sono notevolmente ridotti.
Il livello effettivo di sicurezza degli impianti, pur con adeguata manutenzione, è commisurato alla data della loro prima installazione. In Italia l'adeguamento del parco esistente è lasciato a discrezione e responsabilità del proprietario; e a differenza della maggior parte degli stati Ue, il nostro paese non ha recepito la Raccomandazione 95/216/CE per l'adeguamento della sicurezza degli ascensori installati prima del luglio 1999. «Se il rinnovamento del parco mezzi diventasse norma, infortuni e incidenti diminuirebbero sensibilmente e tutti gli utenti potrebbero viaggiare su questi mezzi, fondamentali nella vita quotidiana, in totale comfort e sicurezza», afferma il presidente di AssoAscensori, Vincenzo de Martino. «Il recepimento della raccomandazione comunitaria è sicuramente un obiettivo che si può e si deve raggiungere anche in Italia, e verso il quale la nostra associazione si è sempre dimostrata particolarmente sensibile. Con il graduale adeguamento della sicurezza si avrebbero inoltre indubbi vantaggi dal punto di vista dell'accessibilità e dell'efficienza energetica».
Senza contare che l'ammodernamento dei mezzi consente di usufruire del bonus fiscale sulle ristrutturazioni, e quindi lo "sconto" del 50% sulle spese dei lavori. «In aggiunta – prosegue de Martino – c'è la grande opportunità in termini occupazionali. Ad esempio, solo l'adeguamento della precisione di arresto della cabina dell'ascensore ai mezzi esistenti, sui 200mila impianti che stimiamo interessati dall'intervento, avrebbe un impatto positivo sull'occupazione settoriale di circa 1.400 addetti all'anno a livello nazionale».
Intanto AssoAscensori ha stilato una guida che illustra le più frequenti situazioni di rischio, e lanciato una campagna di sensibilizzazione ("Sali o scendi? Sali consapevolmente, fai scendere gli infortuni") per la sicurezza degli utenti: due decaloghi sui comportamenti da rispettare su ascensori e scale mobili, un sito internet (salioscendi.it) e una pagina facebook dedicati.
Fonte : Casa24Plus

giovedì 3 ottobre 2013

Mercato immobiliare, rate mutuo e spese condominiali: in quanti riescono a pagare?

Mercato immobiliare, rate mutuo e spese condominiali: in quanti riescono a pagare?

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Il mercato immobiliare fatica a riprendersi: aumentano i ritardi delle famiglie italiane per mutuo e spese condominiali.

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Mercato immobiliare e crisi economicaMercato immobiliare le famiglie sono in rirtardo con i pagamenti
Il mercato immobiliare seppur con qualche timido segno di ripresa è ancora in crisi: tanti gli appartamenti vuoti che non si riescono a vendere, molti al mutuopreferiscono l'affitto, e i proprietari si adeguano per cercare almeno di non andare in perdita.
Le famiglie italiane sono infatti sempre più in difficoltà a sostenere tutte le spese di casa, chi ha acquistato il proprio appartamento con un mutuo talvolta fatica a pagare le rate che si sommano inesorabilmente a tutte le altre spese crescenti legate al "mattone".
In primis le rate condominiali: a dichiararlo l'Anaci, Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari, che pone evidenza sul ritardo dei condomini nel pagamento delle rate, molte le famiglie con debiti di migliaia di euro da saldare.
Le rate mutuo e le spese condominiali sono quindi per gli italiani un forte ostacolo a fine mese e questa scarsa liquidità non può che incidere negativamente sulla ripresa delmercato immobiliare in tutte le sue forme.
Se si considera inoltre che potrebbe tornare lo spauracchio Imu, è sempre più facile capire le riserve delle famiglie già in difficoltà economica: chi ha un immobile talvolta lo vive come un peso per le eccessive spese, chi è in affitto mal sopporta l'idea di pagare mensilmente una cifra onerosa, oltre alla spese condominiali e non avere nulla di proprietà, ma non avendo garanzie sufficienti fatica ad ottenere un mutuo.
Esistono per fortuna delle valide alternative al mercato immobiliare che stanno permettendo agli italiani desiderosi di acquistare casa di accedere all'immobile senza contrarre un mutuo: la riserva di proprietà e il Rent to buy.
Fonte : SuperMoney

L’appaltatore non contestato va pagato anche se sbaglia

L’appaltatore non contestato va pagato anche se sbaglia

Cassazione: il pagamento deve essere effettuato se il committente non chiede di eliminare i difetti

 

03/10/2013 - Se in un appalto i lavori sono eseguiti male e il committente non chiede l’eliminazione dei difetti, ma solo un risarcimento, l’appaltatore dovrà essere pagato comunque. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 20707/2013.
L’appaltatore non contestato va pagato anche se sbaglia
La Cassazione ha chiarito che l’appaltatore ha l’obbligo di fornire una garanzia per le eventuali difformità dell’opera realizzata. L’obbligo viene meno se il committente accetta l’opera e conosce i vizi che la caratterizzano, tranne nel caso in cui l’appaltatore non abbia nascosto i difetti in mala fede.

Una volta presa visione dei difetti nell’opera consegnata, il committente può esigere la riparazione a spese dell’appaltatore, chiedere uno sconto sul prezzo pattuito o pretendere la risoluzione del contratto.

Al contrario, se il committente conosce i vizi, ma chiede solo un risarcimento, dovrà comunque pagare all’appaltatore il corrispettivo previsto.

La pronuncia della Cassazione si è basata sul ricorso con cui un committente aveva chiesto il risarcimento dei danni riscontrati a seguito di alcuni lavori. Il committente, però, non aveva pagato l’appaltatore né gli aveva chiesto di eliminare i difetti dall’opera.

La Cassazione ha concluso che la domanda di risarcimento dei danni è autonoma rispetto a quella per l’eliminazione dei difetti. Presentando richiesta di risarcimento, il committente non può quindi ottenere l’eliminazione dei danni e deve comunque pagare la prestazione.
Fonte : EdilPortale.com